Festa di compleanno multi-qualcosa

Sono fermo davanti alla porchetta. Dieci chili di carne aromatizzata, con tanto di cotenna e tutto quello che ci può essere dentro, fuori e intorno: calorie, grasso e profumi indescrivibili (sì, nell’aria della sera).
Sto dicendo che la porchetta mi ha catturato e dire che mi ha preso la gola, credetemi, è dire poco.
Penso che nulla, in quei felici momenti, possa catturare la mia attenzione.
Ma.
Succede una cosa che mi scuote.
Le mamme urlano per richiamare i propri pargoli, scandendo, a voce alta, ogni singola lettera dei loro nomi: “Brian, Alena, Lapo, venite qui!”
Mi irrigidisco, smetto di guardare la porchetta e do principio ad un “Ma che caz…”.

Va bene, i figlioli sono i vostri, i nomi pure, io porto il nome del mio povero nonno e non c’è niente di male. Ma come cazzo vi sarà saltato in mente di chiamare i vostri figlioli in quel modo?!
Passi per Lapo, ch’è molto toscano, ma ALENA e BRIAN no! No, mi rifiuto.

Li avete marchiati a vita, cazzo santo. Davvero, dico.

Guardo la porchetta. Guardo il babbo di Brian. Riguardo la porchetta e penso che, se non altro, ad attendere Brian ci sarà un futuro illuminato.

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