It’s another sad song that moves like a train

Mi spiace, ma ho esaurito tutte le scuse possibili e immaginabili.
No, non mi sto riferendo alla mia presunta incapacità di provare sentimenti, ma al prossimo venditore ambulante di rose, al quale, davvero, non saprò più che cosa raccontare. Aiuto.
Scritto ciò.

Ascoltare, condividere, dissentire. Magari, mediare. Tenere a bada i ricordi (e i venditori ambulanti di rose) e riuscire a sorridere e a ridere di gusto.
Non me l’aspettavo, devo essere… sincero.
A voler essere ancora più sincero, avrei voluto che questa giornata fosse interminabile.
Avrei voluto lasciare più spazio alla calma, e dare qualche lunghezza alle tante parole, inserendo opportune pause di silenzio.
Infine, riuscire a guardare quegli occhi così intensi, per alcuni istanti in più.

Queste parole stanno qui, tra Arezzo e Saint-Malo. Sono apparentemente differenti da come, in alcuni contesti, vorrei dipingerle, ma in realtà sono facce e rovesci della stessa medaglia. Nella via di mezzo, stanno. Sorridenti, anche se la tastiera vorrebbe mostrarne solo il lato oscuro. Non sai quanto sorridono.

Grazie della fiducia. Grazie di cuore.

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