Laboratori antropologici

Dopo anni, mi ritrovo sul treno.
Eccola lì, davanti a me: una nutrita schiera di esseri umani; di varia umanità (per rubare un tag caro allo Scorfano).

L’arabo si siede, ed inizia a scrivere. Da destra verso sinistra.
Sorride, guarda fuori dal finestrino, guarda la ragazza seduta di fianco a me, una certa Lady Oriente, e torna a scrivere. Da destra verso sinistra.

Arriva, tutto accaldato, un ragazzo nervoso. Si siede, batte il tempo di una tarantella immaginaria, e scrive un messaggio. Batte freneticamente i tasti del telefono, e lo fa seguendo il tempo scandito dal piede.
Poi fa una cosa che mi sconvolge: tira fuori dalla tasca “Il cavaliere inesistente”, e si mette a leggere.

In quarta fila, una badante (che poi non so se davvero sia una badante, intendiamoci) prende il cellulare, fa una telefonata ed inizia a parlare a voce altissima. Sghignazza, poi si placa, infine chiude e resta lì, con un sorriso un po’ ebete, a guardare gli altri umani che finiscono di riempire la carrozza.

Là in fondo, invece, una moltitudine di capelli mossi aggredisce la settimana enigmistica (dovrei scriverlo tra virgolette?).
Scambia alcune parole con un’amica, tra sorrisi divertiti ed altri gesti smaliziati.

Ma i pezzi migliori sono seduti proprio qui, vicini a me.
C’è l’uomo apple, per esempio, che non pago dell’ai-fono, tira fuori l’ai-poddo, ed una cuffia troppo seria (di quelle che riducono i rumori ambientali).
Ha gli occhi rossi ed una cravatta blu, su un gessato senza troppe pretese.

Ecco ancora, di fianco a lui, un personaggio stanco: occhiali di qualche anno fa, uno spezzato vecchio, esausto, ed una capigliatura da venerdì sera.
Vorrei chiedergli: “Te ne fotte ancora qualcosa della vita?”, ma sono troppo impegnato a fotografare tutto.

Mi siedo dando le spalle a ciò che arriva, come ho sempre fatto, e guardo ciò che sto lasciando.
“Sarà un bel post” mi dico “di quelli di qualche anno fa”.

Ma poi il nokia dell’arabo inizia a squillare, sulle note di “Sogno d’amore”.
Eccheccazzo.

9 pensieri su “Laboratori antropologici

  1. Pingback: The chemical death | CaStelli di Sabbia

Rispondi