L’amico immaginario

In Arezzo c’è una libreria che chiude molto tardi.
In questa libreria lavorano diversi giovani, i quali, a turno, offrono libri, riparo ed il proprio sapere alla maggior parte dei lettori di Arezzo (magari non è così, magari non si tratta della “maggior parte dei”, ma a me piace pensare che sia proprio così, invece).

In uno di questi giovani, qualche tempo fa, ho individuato il mio amico immaginario.
Così, tutte le settimane passo a trovarlo.
Non ho mai avuto un amico immaginario, da piccino; trent’anni fa, non so perché, non mi concessi il lusso di trovarne uno e di chiacchierare con lui, tutte le volte in cui mi sentivo solo.

L’amico immaginario, in questo caso, esiste davvero ed è, naturalmente, un libraio; ma non è solo un libraio, è anche un giovane di 749 anni.
Non ho il suo numero di telefono, non ho il suo account di faccialibro (anche perché io non ne posseggo uno), non so dove abiti.
E va bene così, mi dico, perché mi sembra, ogni volta che vado a trovarlo, di tornare indietro. Mi sembra che ci sia qualcosa di antico in questo rapporto così estemporaneo.

L’amico immaginario, spesso, apre uno dei libri scritti dai suoi autori preferiti e legge quattro o cinque righe, così, da una pagina a caso.
Può nascere una discussione, si possono sprecare opinioni (in ispecie le mie), oppure si può rimanere in silenzio, semplicemente in ammirazione, grazie a quei pensieri (e a quelle opinioni) che sono d’altri uomini (e d’altri tempi).

Ieri sera era piuttosto nervoso ed io, confesso, ero un po’ in difficoltà, perché la mia presenza, ve lo assicuro, è ingombrante e l’ambiente (a livello sonoro, soprattutto) ne risente parecchio.
Ma poi, insomma, come succede quando si è in buona compagnia (preciso: io ero in buona compagnia, lui un po’ meno), le ore sono scivolate via, tra cazzate e qualche aneddoto, ed alla fine è giunta mezzanotte.

Poco prima di congedarmi, gli ho chiesto: “Com’era il mondo in bianco e nero?” (ricordo che ha 749 anni) e lui mi ha risposto con una citazione: in quel preciso momento, ve lo assicuro, stava parlando Orson Welles.

Grazie, ragazzo.

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