Ricordare 16 anni

Esattamente 16 anni fa.

Ho letto articoli, impressioni, commenti et similia, a proposito di quanto è accaduto sabato, a Brindisi.
Ho pensato di tacere, di curarmi solo della mia torta, di stare qui buono buono, di non scrivere nulla, e invece…

A me non interessa chi, come e perché, se devo essere sincero.
A me interessa solo che quel “chi” venga punito in maniera esemplare.

Sabato ho pianto, ho osservato il mio personale minuto di silenzio e, infine, ho iniziato a ricordare.
Ho ricordato i miei 16 anni. Ho ripercorso le strade di Novara: da corso Torino, passando per viale Giulio Cesare, fino ad arrivare in via Toscana.

Ho rivisto le faccette di cazzo dei miei compagni di liceo, ho riascoltato il metal e riannusato l’odore del tabacco -nel mio caso- rigorosamente scroccato.
Ho rivisto le facce dei genitori all’uscita di scuola: le facce di quelli prepotenti e di quelli che non vedevano l’ora di riportare il figliolo o la figliola a casa.

Ho risentito, sulla pelle, l’aria maggese e ho rivisto, nei miei occhi, la voglia di vivere l’estate, di salutare i professori e di lasciare la scuola con un liberatorio “ci vediamo l’anno prossimo”.
All’epoca avevo qualche aspettativa, alcuni piccoli progetti e la prima morosa; mai e poi mai mi sarei sognato di oltrepassare quei cancelli, un giorno, e di non vedere più la luce.

Così, oggi, penso di non volere più un figlio. Oggi ho paura e tanta rabbia.
Poi, forse, passerà, ma per il momento me ne sto qui, da solo, senza bandiere e senza alcuna fiducia.

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