Stefano Lavori e l’Avvocato

E va bene: appresa la notizia della morte di Jobs, gli occhi sono diventati un po’ lucidi.

Non nascondo la mia stima nei confronti di un uomo che:
1) ha avuto un’idea (anche se è una mela stilizzata, con un morso stilizzato, ma è pur sempre un’idea)
2) ha vestito la sua idea in modo pazzesco, per vestire meglio se stesso e vendersi (e, detta proprio così, per fare il culo a tutti gli altri)
3) si è trovato proprio lì, nel posto giusto, anche se non sempre al momento giusto.
Già.

Qualche giorno fa, invece, il post di un Avvocato mi aveva letteralmente spezzato; ricordo bene le mie lacrime: naturali, fluide e vivaci; è stato un bel pianto.
Ho provato uno strano dolore per loro due; un dolore che conserverò a lungo (per tutta una serie di motivi, che non riesco a spiegare in modo limpido e razionale).

Ma oggi, dopo aver letto opinioni, commenti e messaggi folli (a proposito della morte di Jobs), mi chiedo: dove finisce la stima e dove inizia l’affetto delle persone? Perché il mio sentire non riesce a giustificare tutte quelle lacrime e quella disperazione? Perché sono infastidito?
No so davvero. Forse un i-qualcosa, un giorno, sarà in grado di fornirci un’esatta misura di quella distanza, di quel confine così giusto; forse un i-qualcosa, un giorno, ci dirà che è tutto normale, che è giusto essere sempre folli ed affamati, che questo è il mondo che abbiamo sempre sognato; con un cazzo di morso stilizzato, ma è pur sempre il mondo che abbiamo sognato.
(Quel giorno, però, porrò fine alla mia esistenza.)

Un abbraccio a Marco.

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