Quel giorno così lontano…

Avevo un lettore cd della Sony e un solido Panasonic Gd90.
Avevo ancora i capelli e tante cose da imparare.

Ero già indipendente e lontano dalla casa in cui ero stato cresciuto.
Ed ero giovane, dentro e fuori.

Subito dopo pranzo, andai in giardino; tra le altre cose, dovevo falciare l’erba.
Il giardino era piuttosto vasto, il sole piuttosto alto, la voglia piuttosto scarsa.

Stavo aspettando la telefonata di un’amante.
Stavo ascoltando i miei amati Metallica e il motore della falciatrice.

A un certo punto sentii il telefono vibrare.
Era un’amica. La telefonata che stavo aspettando sarebbe arrivata… un evento più tardi.

“Hai visto che cosa sta succedendo?”
“No, Simona, sono in mezzo all’erba e ai moscerini. Non so che ore siano, ascolto Master of Puppets e sono sereno.”
“Qui c’è la gente che si lancia dalle finestre!”

Simona era sconvolta. Io pensai che lì, vicino a Sanremo, qualcuno avesse preso una bella insolazione.

“Ma che cazzo dici?! Lì, dal tuo condominio?”
“Ma va, stupido, dalle Torri Gemelle!”

Come per magia, in quel preciso istante, esplose un boato: erano i televisori degli appartamenti dell’istituto in cui prestavo servizio.
Ero impietrito.

“Ehi, ci sei?”
“Sì, volo a guardare.”

Qualche ora dopo il telefono vibrò di nuovo.
“Sono arrivata adesso a Bergamo. Qui in aeroporto c’è il delirio. Che cosa è successo?”

Mani verdi, pantaloncini corti, una falciatrice in mezzo a un prato e occhi sgranati.
Il mio 11 settembre 2001.

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