Da solo.

Tutto appare e suona come nuovo, compreso il silenzio prodotto dalle file d’alberi cupi, che si parano davanti a questo piccolo appartamento. Interpreto questa novità come una sorta di muro sonoro silente, sul quale il tempo ode, ben chiare, le nostre parole.

Eppure mi ritrovo da solo, a misurare distanze ancora sconosciute, accompagnato dalla foschia di un novembre affumicato.
Scendo spesso in strada a fotografare la luna, per dedicartela.
Poi penso che vorrei regalartela, la luna, anche se non me l’hai chiesta.
Alla fine di questo anno di cambiamenti ci sei tu, dall’altra parte della sera, ed è tutto così strano, perché non sono innamorato di te, ma sei ormai il mio quotidiano, nell’attesa, nella lontananza, nelle gioie dei piccoli traguardi e nella tensione delle nuove partenze.

È un album molto invernale, mi dici. Lo ascolto e quella sensazione sale precisa a prendermi prima lo stomaco, poi la gola e infine il cervello. Fumo, rigirando tra le dita custodia e libretto. Lo faccio con quell’aria un po’ istrionica e buffa che mi appartiene, cercando, tuttavia, di darmi un tono; come se qualcuno mi stesse riprendendo con una camera.
Conosco i tuoi occhi e so che sono lì, dietro quella tenda che, un giorno, cambieremo.

Spesso ascolto solo quella canzone; per il momento, sono permeato da quella forza che consente di vivere una strana storia in clandestinità.
Domani, penso, domani finirà.

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